Elena Biserna e Anna Raimondo
Ascoltare Attraverso (2020)
Interrogare i generi « attraverso » l’ascolto
25.07.2020-16.09.2020


Ascoltare Attraverso nasce dalla collaborazione tra Elena Biserna, ricercatrice e curatrice, e Anna Raimondo, ricercatrice e artista. L’ascolto è il loro strumento: il prisma scelto come vettore di complessità e pluralità per decostruire gerarchie, dicotomie, discorsi normativi e relazioni di potere.

↑ Clicca qui sopra per ascoltare il podcast del dialogo radiofonico tra loro attraversato da progetti sonori di Anna Raimondo e altr_ artist_, dislocato tra Bruxelles, Marsiglia, Milano e Dro, trasmesso in diretta il 25 luglio da Radiovirus, la web radio di MACAO nata da Radio Lottomarzo, tra le iniziative di Non Una Di Meno Milano per l’8 marzo 2020, la giornata dello sciopero transfemminista globale, coinciso quest’anno con l’avvio del lockdown in Lombardia. Modera la curatrice Claudia D’Alonzo da Centrale Fies, all’interno del programma di Hyperlocal. L’itinerario immaginato implica molteplici transizioni: dallo spazio intimo a quello pubblico, dal corpo confinato a quello deconfinato, dal corpo biologico a quello sociale, dall’identità di genere a uno sconfinamento dei/dai generi.

↓ Scrolla qui di seguito per trovare la partitura The Resounding Flâneuse (2018) di Elena Biserna e gli esercizi Toward Vaginal Listening (2018) di Anna Raimondo, sessioni di ascolto di genere che sei invitat_ a performare dal sito allo spazio fisico.

Podcast Introduzione e regia di Radiovirus. Interventi di Elena Biserna, Anna Raimondo.
Con estratti da: Anna Raimondo, Vaginal speech, 2019; Anna Raimondo, Untitled (A stranger, the water and what I am), 2013; Mariana Carvalho, Me alimento de vôce, 2019; Elena Biserna, Ruizado per il 1 maggio femminista trans-frontiere, 2020; Anna Raimondo, Nuove frontiere del benessere dell’ecosistema vaginale #1 Roma, 2017; Ringrazianenti a Stéphane Jacobs (Arg/Be), attivista transfemminista; Registrazione della cantante “Meriem Saou’d”, parte di Rythmes (in)visibles, Anna Raimondo, 2020.


A cura di: Claudia D’Alonzo
Partner: Radiovirus
Media partner: Digicult
Testo curatoriale / Curatorial text: ITA/ENG
Comunicato stampa / Press kit: ITA/ENG
Hyperlocal, Centrale Fies: Programma integrale










English version below

In una delle ultime interviste che ho realizzato per “Nuove frontiere del benessere dell’ecosistema vaginale #4 Lucena” –il progetto in corso sull’ascolto come strumento femminista per ripensare la geografia urbana– (2019) una donna trans mi ha detto:
“Persino il più piccolo dito del mio piede è femminile, ci sono donne con una vagina, e donne senza. Uomini con una vagina, e uomini senza!”

E io credo abbia perfettamente ragione.

“Quindi come mai tutta questa attenzione per la vagina? Non ne vedo il motivo”, ha aggiunto.

Io concordo col fatto che avere una vagina non sia sicuramente ciò che determina l’appartenenza ad un genere, l’identificarsi come donna. Ma non posso evitare di pensare a tutte le vagine del mondo, quelle che ancora soffrono mutilazioni e violenze. Non posso evitare di pensare a quelle che scioperano per i propri diritti, agli orgasmi perduti e al piacere che deve ancora venire. Non posso evitare di pensare come, ancora oggigiorno, sia difficile pronunciarne il nome a voce alta in pubblico. Nel contesto di “Nuove frontiere del benessere dell’ecosistema vaginale #4 Lucena”, il consiglio comunale locale ha indetto una riunione speciale, per discutere del perché un titolo simile per quello che è un progetto pubblico nello spazio urbano.
Mi chiedo se avrebbero trascorso anche solo mezz’ora a parlarne se nel titolo non ci fosse stata la parola “vaginale”.

Come ci si sente a pronunciare ad alta voce al telefono la parola “vagina”, mentre si è seduti in un bar o su un mezzo pubblico? Quando l’ho fatto più volte io stessa durante la mia performance nello spazio pubblico dal titolo “Encouragements” (2014), le persone si sentivano a disagio e andavano a sedersi altrove o mi chiedevano di andarmene.

Ma perché?
Mi focalizzo su tutti gli “spazi intermedi” che ho:
la voce,
la pelle,
E sì, la mia vagina.
Vagina, vagine, vagina. Suona così bene, non importa con che accento lo dici…

“Non siamo noi a venire dalle vostre costole, ma voi a venire dalla vagina” gridavano le femministe Italiane durante le manifestazioni degli anni ‘70, mentre univano le mani nel simbolo del triangolo.

E vorrei aggiungere che “l’udito è il primo senso che sviluppiamo nel ventre materno”, pertanto cosa possiamo intendere per ascolto attraverso la vagina? Cosa implica? Un ritorno alla prima connessione, al primo legame che abbiamo col mondo esterno?
La vagina è lì per dare e ricevere. Anche le orecchie sono lì per ricevere.
E se ci fossero delle attivazioni nascoste durante il processo di ricezione?
La ricezione potrebbe non essere un atto passivo. La ricezione non lo è mai.
Sì, credo che l’ascolto implichi sempre un’attività, pertanto non è mai passivo. E credo anche che le vagine non siano mai passive. Non esiste la passività vaginale, ma soltanto una grande ignoranza sul modo in cui identifichiamo le sue forme espressive. Ma come possiamo prendere consapevolezza e riconoscere il suo linguaggio fatto di vibrazioni? Come imparare ad ascoltarlo? Cosa significa ascoltare attraverso la vagina?


L’ascolto vaginale può essere inteso come un’azione che genera silenzi, all’interno dei quali inventare nuovi linguaggi, nuovi scenari. Spazi in cui esprimere piacere, paura, istinto; oltre il linguaggio. Verso ciò che è ineffabile eppure presente. Silenzi per resistere al linguaggio patriarcale e ai sistemi interpretativi che ci vengono imposti. L’ascolto vaginale potrebbe creare uno spazio in cui riconoscere suoni minimi, ritmi invisibili ed effimeri. Niente sarebbe più furtivo. Ascoltare attraverso la vagina potrebbe significare “iniziare ad ascoltare." (1)


Esercizi per sperimentare il proprio ascolto vaginale:

Innanzitutto trova un luogo accogliente, possibilmente in compagnia di un’altra persona o di un piccolo gruppo di persone con cui ti senti a tuo agio. La tua vagina, biologica o simbolica, dovrebbe potersi sentire libera, proprio come dovrai sentirti anche tu.

1. In posizione eretta ricevi l’energia della terra. Apri un po’ le gambe e inizia a concentrarti su come respira la tua vagina.

2. Scegli un posto di cui apprezzi il suono o il silenzio, dopodiché sdraiati su un letto confortevole o per terra. Indossa dei tappi per orecchie e inizia a concentrarti sulla tua vagina come se fosse un terzo orecchio.
Apri le gambe e ascolta.
I suoni che senti, sono asciutti? O ti sembrano più liquidi?

3. Durante questo processo concentrati sul disimparare i modi in cui definisci i suoni che senti. Apriti ad altre forme di esperienza d’ascolto.
Percepisci i suoni provengono dalla tua vagina. Come sono filtrati da questa esperienza? Riesci a descriverli con gli aggettivi che conosci? Puoi anche inventarne di nuovi…

4. Prova a imitare con la bocca i suoni che senti provenire dalla tua vagina.

5. Ora appoggia delicatamente un tappo per orecchie all’apertura della tua vagina. Prova ad ascoltare questa nuova forma di silenzio.

Anna Raimondo, Verso un ascolto vaginale, 2018

English version (PDF)

 


(1) Salomé Voegelin, Sonic Possible Worlds: Hearing the Continuum of Sound, Bloomsbury, 2014.

Pubblicato su Sound as Interstice, in “Toward vaginal listening” con Edyta Jarzab in “The Middle Matters.” Caroline Profanter, HenryAndersen, and Julia Eckhardt (eds.)
Tradotto da Giacomo Raffaelli in una versione aggiornata per l’occasione.







English version below

Per una persona che si identifica come donna, mentre cammina da sola in città di notte indossando zoccoli di legno.

Ascolta i tuoi passi.
Che suono fanno? Qual è il loro ritmo?
Il fatto di essere da sola influenza il tuo modo di camminare? Cammini più veloce?
Cerchi di evitare dei luoghi? Cerchi di camminare in maniera silenziosa? Cerchi di essere invisibile?


“Cammina così silenziosamente da trasformare le piante dei tuoi piedi in orecchie.”


Come cambia il suono dei tuoi passi in base ai diversi materiali e alle varie superfici dell’ambiente (ghiaia, asfalto, pietre…)? In che modo si propaga nello spazio? Questo suono ti fa sentire più forte? Sei preoccupata per il modo in cui si diffonde?

Ascolta la strada nella quale stai camminando.
È silenziosa? Come ti fa sentire? Quali rumori ti trasmettono sicurezza? Quali rumori avresti voglia di ascoltare? Quali sono i rumori degli altri?

Ascolta i passi delle persone che camminano per strada.
Quanto sono distanti? In che direzione vanno? Qualcuno si sta avvicinando a te? La loro presenza ti rassicura? O ti fa sentire spaventata, minacciata forse? C’è qualcuno che ti sta guardando o si sta rivolgendo a te?

Ascolta la città come una polifonia in continuo cambiamento, generata da una pluralità di corpi in movimento. Ascoltane le dissonanze. Amplificane le differenze.

Cammina al tuo ritmo.
Cammina così forte da trasformare le piante dei tuoi piedi in uno strumento a percussione.
Suona la città. Balla al ritmo dei tuoi passi.
Riscrivi la città con il tuo corpo, con i tuoi suoni.
Proietta la tua presenza nello spazio. Mormora qualcosa, se necessario. Canta o ridi a voce alta.
Metti il tuo rossetto, se ti va. Sorridi a chiunque incontri.
Non provare mai a silenziarti o a passare inosservata.
Sii visibile, sii udibile, vibra, risuona.

Elena Biserna, The Resounding Flâneuse, Marsiglia, Aprile 2018

English version (PDF)



Ispirata a:

Blank Noise, The Step By Step Guide To Unapologetic Walking, 2008.

Aruna D'Souza, Tom McDonough (eds.), The Invisible Flâneuse?: Gender, Public Space, and Visual Culture in Nineteenth-Century Paris. Manchester University Press, 2006.

Lauren Elkin, Flâneuse. Women Walk the City in Paris, New York, Tokyo, Venice, and London. Chatto & Windus, 2016.

Pauline Oliveros, Native, Sonic Meditations, 1974.

katrinem, go your gait!

Anna Raimondo, Nuove frontiere del benessere dell’ecosistema vaginale, 2017-ongoing.

Jessica Thompson, walking machine, 2003.

Hildegard Westerkamp, “Soundwalking.” Sound Heritage 3, 4 (1974): 18-27.







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